
Diritto e intelligenza artificiale: chi è responsabile delle decisioni automatiche?
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando numerosi settori, trovando applicazione anche in ambiti delicati come la medicina e il diritto, inclusa la giustizia penale. L’adozione di sistemi automatizzati per analizzare dati, supportare diagnosi o persino influenzare decisioni giudiziarie solleva interrogativi complessi sul piano giuridico, in particolare per quanto riguarda la responsabilità civile. Se un algoritmo commette un errore o genera una decisione ingiusta, chi ne risponde? Il programmatore, l’ente che lo utilizza o il produttore del software? La crescente diffusione dell’IA impone la necessità di un quadro normativo chiaro e strutturato, capace di bilanciare innovazione e tutela dei diritti fondamentali.
Responsabilità civile e intelligenza artificiale: qual è la correlazione?
L’Intelligenza Artificiale ha ormai permeato numerosi settori della nostra società, diventando una tecnologia onnipresente che solleva importanti questioni giuridiche. Negli ultimi anni, i legislatori di tutto il mondo hanno rivolto crescente attenzione alla necessità di regolamentare adeguatamente questi sistemi innovativi. Sebbene l’interesse verso l’IA abbia conosciuto fasi alterne nel corso della storia, l’ultimo decennio ha segnato uno sviluppo senza precedenti di questa tecnologia, che oggi viene impiegata in ambiti sempre più vari, incluso quello giudiziario.
La rapida diffusione dell’Intelligenza Artificiale ha portato ad una stima del suo valore di mercato intorno ai 150 miliardi di dollari. Questa espansione ha inevitabilmente fatto emergere problematiche giuridiche significative, tra cui la definizione della responsabilità civile nel caso di danni causati da sistemi di IA.
Il nodo centrale della questione risiede nell’autonomia decisionale: quanto più un sistema di IA è capace di prendere decisioni autonome, tanto meno può essere considerato un semplice strumento nelle mani di attori umani come fabbricanti, operatori o utilizzatori. Questo scenario solleva un interrogativo fondamentale: le attuali norme in materia di responsabilità sono adeguate, o è necessario sviluppare nuovi principi giuridici specificamente progettati per chiarire l’attribuzione della responsabilità quando le azioni dannose di un sistema di IA non possono essere ricondotte a una persona fisica specifica?
La questione assume particolare rilevanza in ambiti dove l’IA interagisce con diritti fondamentali, come nel campo della giurisprudenza e della medicina. In quest’ultimo settore, ad esempio, l’Intelligenza Artificiale viene impiegata per la diagnosi delle patologie, lo sviluppo di farmaci, l’analisi delle interazioni tra medicinali, e persino nella lotta contro il Coronavirus.
Questa crescita esponenziale delle applicazioni dell’IA rende improrogabile la necessità di fornire risposte concrete alle questioni giuridiche sollevate da questa rivoluzione tecnologica. Un primo tentativo di affrontare tali sfide a livello europeo è rappresentato dalla proposta di un Regolamento dedicato alla responsabilità civile dei sistemi di Intelligenza Artificiale.
La responsabilità dell’AI e il principio di colpa
Nel dibattito giuridico contemporaneo, la questione della responsabilità delle intelligenze artificiali solleva interrogativi fondamentali sulla natura stessa di questi sistemi e sul loro inquadramento nell’ordinamento giuridico. La domanda centrale è se un’AI possa essere considerata un soggetto giuridico autonomo al quale rivolgersi per richiedere un risarcimento in caso di danni.
Su questo tema esistono visioni contrastanti. Una corrente di pensiero sostiene che le applicazioni di AI possiedano caratteristiche assimilabili a quelle umane, tali da giustificare l’attribuzione di una forma di soggettività. Questo approccio implica una riflessione approfondita sul concetto stesso di “intelligenza” e sulla possibilità di attribuirla a un software.
Questa prospettiva trovava spazio anche nella Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017, che invitava la Commissione europea a valutare la creazione di uno status giuridico specifico per i robot più sofisticati, definendoli come “persone elettroniche” potenzialmente responsabili di risarcire i danni causati, con un riconoscimento della loro personalità elettronica, specialmente per quelli capaci di decisioni autonome o interazioni indipendenti con terzi.
Il dibattito non è nuovo: già circa vent’anni fa questioni simili venivano discusse in relazione agli agenti software. Tuttavia, una seconda corrente di pensiero considera l’attribuzione della soggettività giuridica alle applicazioni di AI o ai robot come una soluzione apparente che non risolve il problema sostanziale.
Infatti, anche attribuendo una soggettività giuridica all’applicazione di intelligenza artificiale, resterebbe irrisolto il nodo del risarcimento effettivo. Un programma di intelligenza artificiale, per quanto giuridicamente riconosciuto, non disporrebbe di un patrimonio proprio con cui risarcire eventuali danni causati.
La questione ritorna quindi al punto di partenza: chi si fa carico economicamente del danno? Una possibile soluzione potrebbe essere la costituzione di un patrimonio dedicato all’applicazione di intelligenza artificiale, finalizzato specificamente al risarcimento dei danni. Tuttavia, come sottolineano i critici, per preservare un patrimonio a questo scopo non sarebbe necessario costruire il complesso edificio giuridico della soggettività del programma. Sarebbe sufficiente costituire un fondo di risarcimento riservato a queste tipologie di danni, seguendo modelli già sperimentati in altri contesti, come nel caso dei danni derivanti dall’utilizzo abusivo delle carte di credito.
Il vero nodo della questione va oltre l’attribuzione della soggettività e riguarda l’individuazione dei criteri di allocazione della responsabilità. È questo l’aspetto più complesso e sfidante del dibattito sulla responsabilità dell’AI, che richiede una riflessione articolata sui principi di colpa, rischio e responsabilità nel contesto delle nuove tecnologie.
Intelligenza artificiale e responsabilità giuridica: la normativa AI in Europa
Nel panorama normativo europeo, la questione della responsabilità giuridica legata all’intelligenza artificiale sta attraversando un processo di evoluzione significativo. Sebbene nella proposta di regolamento sull’AI (AI Act) si accenni principalmente alla responsabilità del fornitore di garantire la conformità dei sistemi ad alto rischio a determinati requisiti di certificazione, è con la proposta della “direttiva relativa all’adeguamento delle norme in materia di responsabilità civile extracontrattuale all’intelligenza artificiale” (AI Liability Directive) del settembre 2022 che l’Unione Europea si appresta a compiere un passo decisivo.
Questa direttiva rappresenta un’integrazione fondamentale del quadro normativo europeo, introducendo per la prima volta regole specifiche per i danni causati dai sistemi di intelligenza artificiale. L’obiettivo principale è garantire che chi subisce danni da tecnologie AI possa accedere al risarcimento con le stesse garanzie che avrebbe in qualsiasi altra circostanza.
Due sono le misure principali introdotte dalla direttiva: la presunzione di causalità e l’accesso agli elementi di prova. La prima esonera i danneggiati dall’onere di spiegare dettagliatamente come il danno sia stato causato da una determinata colpa o omissione, mentre la seconda facilita l’accesso alle prove in possesso di imprese o fornitori, specialmente nel caso di AI ad alto rischio.
La necessità di questa nuova normativa deriva dalla continua evoluzione tecnologica, che richiede adeguate garanzie per assicurare elevati livelli di tutela ai consumatori europei anche nell’era digitale. Le attuali norme nazionali in materia di responsabilità non sono infatti adeguate per gestire richieste di risarcimento per danni causati da prodotti e servizi basati sull’IA, particolarmente quando si tratta di sistemi complessi, opachi e autonomi.
La Commissione Europea ritiene essenziale un quadro giuridico armonizzato per evitare frammentazioni normative tra i vari stati membri, garantendo al contempo l’effettivo diritto al risarcimento e all’accesso alla giustizia, in linea con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Le nuove norme tutelano sia persone fisiche che imprese, indipendentemente dal tipo di danno subito (vita, salute, proprietà, privacy).
L’approccio adottato mira a bilanciare gli interessi dei danneggiati con quelli delle imprese attive nel settore dell’IA. La Commissione ha optato per lo strumento meno interventista possibile: la presunzione relativa di causalità può essere contestata dalla parte responsabile dimostrando cause alternative del danno. Questa scelta evita un’inversione totale dell’onere della prova che avrebbe potuto ostacolare l’innovazione nel settore.
La direttiva si applica ai danni causati da qualsiasi tipo di sistema di IA, indipendentemente dal livello di rischio, e contribuisce a rafforzare la fiducia del pubblico nelle tecnologie di intelligenza artificiale, favorendone la diffusione nell’Unione. Le imprese beneficeranno di una maggiore prevedibilità nell’applicazione delle norme sulla responsabilità, con vantaggi particolari per quelle che operano a livello transfrontaliero, comprese le piccole e medie imprese particolarmente attive nel settore dell’IA.
Le leggi sulla responsabilità dell’AI in Italia
Nel contesto normativo italiano, la responsabilità per eventuali danni causati dall’intelligenza artificiale ricade, nella maggior parte dei casi, sul produttore del sistema. Tuttavia, strumenti di tutela già esistenti, come quelli previsti dal GDPR, offrono ulteriori garanzie per la protezione dei dati personali. Diritti come l’accesso, la cancellazione e la portabilità delle informazioni permettono agli utenti di mantenere un certo controllo sull’uso delle loro informazioni. Di fronte a fenomeni come le allucinazioni dell’AI, non si può attribuire colpevolezza alla macchina stessa, ma ci si affida ancora alle tradizionali norme sulla responsabilità civile. In assenza di una regolamentazione più specifica, per ottenere un risarcimento sarà necessario dimostrare l’esistenza di un danno e del relativo nesso causale, lasciando alla giurisprudenza il compito di adattare le regole esistenti alle nuove sfide tecnologiche.
Intelligenza artificiale nel diritto: come lavorare in questo settore
Per intraprendere una carriera nel settore del diritto digitale e dell’intelligenza artificiale, il percorso ideale inizia con un corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, seguita da una specializzazione mirata attraverso un master in Diritto Digitale. Questo programma avanzato offre una preparazione approfondita sulle normative più recenti, destinate a plasmare il mondo digitale nei prossimi anni. I professionisti formati in questo ambito potranno lavorare come consulenti legali specializzati, supportando aziende e pubbliche amministrazioni nell’adeguamento alle regolamentazioni fondamentali, tra cui il GDPR, l’AI Act e il Cybersecurity Act. Questi esperti saranno essenziali per garantire la conformità legale, la protezione dei dati, la sicurezza informatica e una corretta governance dei dati, contribuendo così a un utilizzo responsabile e sicuro delle tecnologie emergenti.
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